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Mai al Family Day

politica 11/5/2007

 D'Alema ieri ha giustamente affermato, rispondendo al silenzio di qualcuno o alle affermazioni francamente fuori luogo di qualcunaltro, che al Family Day non ci sarebbe mai andato e non ci andrà. E noi siamo con lui. Anche noi non andiamo. Perchè? Perchè il family day nasce tutto da una grande discriminazione contro le famiglie non unite dal sacro vincolo del matrimonio e da un pregiudizio verso le diverse forme di convivenza. Noi, tollerantri e liberali, su questo versante non accettiamo nè imposizioni nè pregiudizi.



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Dieci anni storici

politica 10/5/2007


Tony Blair ha sempre fatto discutere di sè alleati e avversari. In Europa come in Inghilterra, la sua figura suscita ammirazione e sdegno. E' l'uomo che ha risanato un pase in crisi, che nè ha rilanciato l'economia e rifondato i servizi sociali e allo stesso tempo è quello che ha seguito Bush e le sue velleità in tutte le guerre o che ha più volte ritardato i processi di integrazione europea. Blair lascia a 54 anni. Dopo dieci anni che hanno segnato la storia europea e mondiale. Lascia al suo successore Gordon Brown l'incarico di guidare il paese fino alle prossime elezioni e recuperare un gap di consenso verso i conservatori di cui però il principale responsabile è lui. Certamente la sua figura e le sue idee continueranno a far discutere. E siamo convinti che lui vorrò continuare a esercitare il suo peso, ancora in futuro, non solo sulla politica nazionale. Adesso per lui è il tempo dei saluti. Poi, forse, verranno quelli del ritorno. In fondo è ancora molto giovane e potrà fare e dare tanto alla politica europea. Quando sarà il momento.



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La battaglia sui costi e i rischi del populismo

politica 10/5/2007

 Che in Italia le istituzioni costino troppo è vero, ma non diciamo che costa troppo la politica. Costano troppo gli eletti, ma con una sproporzione che riguarda livelli locali e nazionali e soprattutto zone diverse del paese. Non si faccia di tutta l'erba un fascio, vi prego. E lo dico al ministro Santagata, oggi in un'interivsta pronto ad annunciare ancora tagli per stipendi, incarichi e provvigioni. Che vi sia una moltiplicazione smodata di incarichi sono d'accordo, che molti enti siano inutili sono d'accordo, condivido anche la volontà razionalizzante di enti, aziende, società, ma attenti però quando si spara nel mucchio. Omogeneizziamo stipendi e compensi di amministratori locali e sindaci, sulla base del senso di equità: non si può pensare di tagliare solo i piccoli comuni e gli eletti nei vari comuni e poi lasciare spese esose e rimborsi da migliaia di euro per parlamentari e consiglieri regionali. iniziamo a tagliare da chi prende di più. I rischi che su questi temi si scada nel populismo sono tanti. E che si colpisca solo chi non merita di essere colpito. Avanti coi tagli, ma nel senso della logica, non della vox populi. Infine, ragioneremo mai seriamente di una vera legge di finanziamento pubblico e  trasparente per i partiti? Io credo che le due cose dovrebbero camminare insieme.



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La Chiesa non fa politica?

politica 9/5/2007

 Benedetto XVI ha affermato oggi che la Chiesa Cattolica non fa politica e non la deve fare. Cordordo sul piano generale dell'affermazione, ma non nel merito. La Chiesa, mi pare, negli ultimi anni ha fatto tanta politica. Dall'uscita di scena dela DC, baluardo della laicità dello stato e della politica, la Chiesa si è fatta sentire e spesso. Ha perso i referenti formali nello scenario politico nazionale e se nè è dati di propri. Legittimamente ha spesso affermato un punto di vista, pesante, ma ha anche fatto politica. Dal Referendum sulla fecondazione assistita al family day. La chiesa ha fatto e sta facendo politica. Forse più di quanto sarebbe giusto facesse, o forse non nelle forme che le comporterebbero. In fondo, è essa stessa, nella sua natura comunitaria e pubblica un soggetto politico. Il tema è fino a quanto può spingersi nel confronto e nell'ingerenza sulle istituzioni che dovrebbero rappresentare tutti i cittadini. Soprattutto in un tempo in cui fedi e dubbi aumentano e si differenziano e nulla più appare immobile e monolitico.



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La legalità è per tutti

politica 9/5/2007

 Si è aperto un dibattito sulla coerenza e sul legame tr i temi della legalità e della sicurezza coi valori della sinistra. Un dibattito in verità presente da molti anni non solo nel nostro paese, al passo con le esigenze nuove della società in cambiamento, che rischia però di sviare adio veri problemi che invece sono più legati al merito della questione. Per me il prblema non è quanto la legalità sia o meno di destra o di sinistra. Ma quanto ogni persona fa, nell'adempiere ai suioi doveri di cittadinoi, per rispettarla. E quanto le forze politiche governando sono coerentemente portate a garantire pace sociale e rispetto dlele leggi. La sinistra in Italia ha fatto storicamente grandi battaglia per la legalità. Ma forse non ha mai assunto il tema dlela sicurezza dei cittadini come un tema legato a quello della giustizia e della legalità. Più volte questo dibattito si è scontrato con altri temi e altri valori considerati prioritari. Ma in questo senso, domando, come si può ritenere di realizzare giustizia sociale e solidarietà tra individui, se vige un regime di paura e di insicurezza? Se la legge non è rispettata e se la giustiza non funziona, non potremo mai creare nè sicurezza sociale nè integrazione tra diversi. E nel nostro paese il tema è sempre più urgente. Lo dimostrano le difficoltà crescenti di confronto tra culture, le paure per gli immigrati, la crescente insicurezza legata alla micro-criminalità e le pesanti infiltrazioni malavitose nell'economia. Non bastano appelli sicuritari e terroristici contro drogati e immigrati. Anzi, aumentano l'insicurezza. Sevono leggi severe e allo stesso tempo giuste. Serve chi fa rispettare le leggi e comportamenti coerenti da parte di chi le leggi le scrive. E infine serve che tutti, dico tutti, si assuma il fatto che la legalità, la giustiza, la sicurezza sono un valore per ogni cittadino e che ogni cittadino ha diritto che la legge sia uguale per tutti. E come tale debba essere rispettata e promossa.



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Ok il conto è giusto

politica 8/5/2007

 Pare siamo sulla buona strada per risanare ancora una volta questo paese dalle finanze disastrate. L'UE ha detto che va bene, stiamo tornando in regola, Visco, Pordi e Padoa Schioppa, la terribile triade che fa tremare le vene ai polsi dei commercialisti italiani, stà lavorando bene. Allora, incassato questo via libera, risanati i conti, non ci merita che sperare, finalmente, che per continuare sulla buona strada si possa intervenire seriamnete su qualcuna delle grandi riforme che questo paese merita: pensioni, università, lavoro, sanità. Basta scegliere, c'è l'imbarazzo.



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Fausto folgorato

politica 7/5/2007

 Fausto Bertinotti oggi ha superato se stesso e i confini ideologici della storia della sinistra italiana. Ha incontrato i nostri paracadutisti in Libano, i soldati della Folgore, avanguardia simbolica della destra nazionale e corpo emblema dell'abnegazione al rischio e all'onore patrio. Ha usato parole di elogio sbalorditive, quasi un pò buffem sentite da lui e dette in quel contetso e ci è parso soddisfatto di questo gesto di coraggio estremo. Tanto coraggioso, che non credo possa essere piaciuto a molti suoi compagni di partito. Abituati più a vederlo sfilare contro le basi militari che a passare in rassegna un plotone di paracadutisti. Segno dei tempi che cambiano. Segno, che forse, tanti pregiudizi ideologici assolutamente stupidi, contro soldati, divise e bandiera nazionale è l'ora che cadano. Speriamo.



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L'ora della resa dei conti

politica 7/5/2007

 Segolene Royale ha perso. Con lei ha perso il partito socialista francese, che non l'aveva mai nè troppo amata nè troppo accettata. Ha avuto dei meriti, è riuscita comunque a raggiungere il ballottaggio, ha imposto temi e idee nuove al rigido conservatorismo di sinistra dei socialisti francesi. Ma ha perso, commettendo anche degli errori. Dei quali non è l'unica responsabile. Responsabile, di più, è un partito debole e fragile, più attaccato a velletarismi ideologici e identitari e chiuso in se stesso. Vincolato a una visione vecchia e arretrata della società e soprattutto delle alleanze politiche e sociali per modificarla. Un partito tra i più immobilisti d'Europa, fermo agli anni ottanta, quando vinceva non per le sue idee e i programmi, ma per la figura che lo guidava: Francois Mitteraind. Oggi il PSF è alla resa dei conti interna. Qualcosa dovrà cambiare al suo interno. Il tempo del rinnovamento è arrivato anche per la sinistra francese. E siamo convinti, che superando i timori e le incertezze dei tanti pachidermi alla guida del partito, Sego saprà essere una degna rappresentante del rinnovamento della sinistra riformista in Francia. Magari in linea e insieme  a quanto stiamo cercando di fare in Italia.



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Ritorno sulle strade

Diario 6/5/2007

 Ieri sono tornano dopo sei mesi a cavalcare la mia splendida bici da corsa ( è quella nella immagine ). Mi sono fatto una bella sgambata per riprendere un pò di abitudine, in vista dell'estate che è solitamente la stagione dei ciclisti e del ciclismo. Da domani si inizia sul serio.



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Socialismo europeo e dintorni

politica 5/5/2007

 Oggi forse, qualcuno ci spiegherà perchè, nel nome del PSE si è abbandonato un partito che è ancora parte di quella storia e vuole continuare anche in futuro a farne parte, e si va fondando qualcosa di nuovo, che in nome dell'ortodossia non ha ben chiaro ancora con chi e su quale progetto dovrà svilupparsi. Mi spiego meglio. Se chi è uscito dai Ds dovesse, come mi pare sia orientato, lanciare il progetto dell'unità a sinistra, come potrebbe farlo nel nome del PSE, del socialismo europeo, con forze che socialiste non sono e non saranno mai e che nei gruppi parlamentari europei siedono su altri scranni? In più, se la Margherita ha detto che non vuole aderire al PSE , non ha negato la necessità di costruirci insieme una collaborazione rafforzata e di trovare un percorso per allargare la base dei riformisti europei partendo dal PSE. Se, per quanto difficile, questa strada è necessaria e percorribile, e stà coerentemente nel solco del progetto del PD, non vedo come potremmo noi riunire la sinistra italiana, quella arcobaleno un pò antagonista, e poi pensare di farla confluire tutta, verdi, comunisti di varia ispirazione, rifondaroli e costituenti  nel socialismo europeo. Condividono queste forze un chiaro e forte riferimento al metodo e alla matrice riformista del socialismo? Non mi pare, e mi pare che anche i fuoriusciti dai Ds abbiamo sempre condiviso poco il tema, lo strumento, la pratica del riformismo. Detto questo, credo che vi siano due motivi sostanziali perchè l'unità a sinistra non si può fare nel segno del PSE. Primo, i cari estremisti di sinistra non ci verrebbero nemmano sotto costrizione nel PSE. Secondo non li accetterebbero i solcialisti europei. C' è stata in passato e ci sarà anche in futuro molta ipocrisia su questo tema. Chi ha agitato la bandierina del PSE, soprattutto nel congresso Ds, l'ha fatto strumentalmente. Per giustificare l'odio pregiudiziale nei confronti del progetto e degli alletai possibili. E adesso mi pare orientato a cotruire altro, rispetto a quello che il socialismo euroepo rappresenta in europa. A meno che tutto non cambi, e la mia analisi posa restare sconfessata. Vorrebbe dire che chi, dentro i Ds, era più ferocemente contro la guerra o ha promosso il referendum sull'articolo 18 dovrebbe tentare la strada di un partito con De michelis e Pannella....e ho detto tutto.



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